La Cassazione si esprime sulla Canapa Light

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Suprema Corte di Cassazione, Sez. VI Penale, Sentenza n. 4920/2019

La Corte di Cassazione si esprime sulla vendita ed il consumo della Cannabis Light


DATA: 2019-04-20


Con questa sentenza, la Corte di Cassazione, riconosce che la ratio della legge n. 242 del 2016 è quella di promuovere e diffondere l'uso della canapa, non solo la coltivazione, ma l'intera filiera agroindustriale della canapa, per cui la commercializzazione dei prodotti ottenuti da essa rientra nella natura dell'attività economica stessa, ed osserva inoltre che il mancato inserimento del commercio delle infiorescenze nell'elenco delle attività lecite non esclude che esso sia lecito, se vengono rispettati i limiti alla percentuale di THC fissati dalla legge (non oltre lo 0,6%) perché sarebbe incongruo non estendere le guarentigie previste per la produzione delle infiorescenze alla fase di commercializzazione alla quale il frutto della coltivazione perviene senza alcuna modifica. La Suprema Corte ritiene quindi possibile un’interpretazione secondo la quale la liceità della commercializzazione dei prodotti della coltivazione, in particolare le infiorescenze, costituirebbe un corollario logico-giuridico dei contenuti della legge n. 242 del 2016.

La sentenza fa riferimento anche al doppio limite di THC (0,2% e 0,6%) presente nella legge n. 242 del 2016, previsto per evitare di erogare aiuti a colture illecite, specificando che non lo 0,2% ma lo 0,6% è la percentuale di THC al di sotto del quale la sostanza non è considerata dalla legge come produttiva di effetti stupefacenti giuridicamente rilevanti. Se, a seguito di un controllo, il contenuto complessivo di THC di una coltivazione risulta superiore a 0,2%, ma entro il limite dello 0,6%, ne consegue la perdita dei benefici economici ma la coltivazione di canapa da semenza autorizzata è conforme alla legge, per cui non è prevista nessuna responsabilità per l'agricoltore che ha rispettato le prescrizioni.

La distruzione o il sequestro delle coltivazioni di canapa impiantate nel rispetto delle disposizioni stabilite dalla legge possono essere disposti solo se dopo un accertamento risulti un valore di THC superiore allo 0,6%, ed anche in questo caso è esclusa la responsabilità dell'agricoltore.

La Suprema Corte afferma inoltre che se un rivenditore di infiorescenze di cannabis provenienti da coltivazioni considerate dalla legge n. 242 del 2016 è in grado di documentare la provenienza lecita della sostanza, il sequestro probatorio delle infiorescenze può essere giustificato solo se emergono elementi di valutazione che facciano dubitare della veridicità dei dati forniti.
Mentre, invece, è sempre possibile, sul piano del diritto amministrativo, il prelievo di campioni delle infiorescenze per verificare il superamento del limite dello 0,6% di THC.

La sentenza chiarisce inoltre che la posizione di chi viene trovato dagli organi di polizia in possesso di sostanza proveniente dalla commercializzazione di prodotti delle coltivazioni previste dalla legge n. 242 del 2016 è quella di un soggetto che fruisce liberamente di un bene lecito, e che dalla piena legittimità dell'uso della cannabis proveniente da coltivazioni lecite deriva che il suo consumo non costituisce illecito amministrativo, a meno che non emerga che il prodotto sia stato alterato e che di questa condizione, chi lo detenga per cederlo, sia consapevole.


  • FONTE: Canapath.it

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