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Appunti di Canapicoltura 1° Parte

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Appunti di Canapicoltura 1° PARTE

Classificazione fenotipi in funzione del contenuto in cannabinoidi.


  • DATA: 19/03/2018

Oggi è generalmente accettato da buona parte dei botanici che il genere Cannabis è un genere monotipico con la sola specie Cannabis sativa L., come ipotizzato originalmente da Linneo nel 1753. In accordo a tale classificazione, molte legislazioni occidentali indicano che i prodotti illeciti (Marihuana e Hashish) sono riconducibili alla sola specie Cannabis sativa L.

In Italia, nel testo unico delle leggi sulla disciplina degli stupefacenti e delle sostanze psicotrope emanato il 9 ottobre 1990 (art. 26 D.P.R. n. 309/90), si fa riferimento alla Cannabis indica o canapa indiana, commettendo un errore nell’indicare due specie distinte.

Le due specie infatti, Cannabis sativa e Cannabis indica (sempre se si possano considerare due specie distinte) risultano indistinguibili sulla base del loro aspetto fenotipico; ciò provoca confusione alle Forze dell’Ordine nel momento in cui sono chiamate a distinguere tra l’incauto produttore agricolo che coltiva canapa a scopo tessile o sementiero e quello che coltiva canapa da droga per scopi illeciti.

Questo è tutt’oggi uno dei problemi principali riscontrati nei controlli effettuati nelle coltivazioni di canapa in Italia, rendendo maggiormente difficile il reinserimento di tale specie negli attuali ordinamenti colturali.

Il concetto politipico risale al 1785, quando Lamarck descrisse la specie Cannabis indica (proveniente dall’India) come distinta dalla specie Cannabis sativa, indicando come la nuova specie differisse nello sviluppo e nei caratteri morfologici, oltre a sottolinearne le maggiori proprietà narcotiche, supponendo che potessero essere dovute a differenze chimiche. Successivamente numerosi botanici (Vavilov e Buckinich, 1929; Schultes et al., 1974; Zhukovskii, 1950) identificarono come Cannabis indica non solo popolazioni originarie dell’India, ma anche popolazioni selvatiche del Pakistan e Afghanistan e numerosi ecotipi coltivate in Iran, Turchia, Siria e Nord Africa.

Nel 1924 Janischewsky descrisse una terza specie – la Cannabis ruderalis – che egli distingueva principalmente per i caratteri morfologici dell’achenio. Questa specie si estendeva dal nord della Russia europea fino all’ovest della Siberia e dell’Asia Centrale.

Tale ipotetica politipicità fu oggetto di discussione nei dibattiti forensi in ogni parte del mondo.I tassonomisti moderni hanno variamente caratterizzato il genere Cannabis.

In un lavoro di De Meijer et al. (1992) si fa riferimento ad un’ampia collezione di germoplasma (97 accessioni), suddivisa in tre gruppi definiti in base al contenuto % dei due principali cannabinoidi, Δ9-THC e CBD. Un gruppo era indicato “non psicotropo” (“non-intoxicant”), l’altro “intermedio” (“semi-intoxicant”) e l’ultimo “da droga” (“intoxicant”).

Le variazioni dei caratteri morfologici e fenologici sono stati confrontati tra loro, così come il contenuto in cannabinoidi. Le conclusioni sono state che nessun carattere è distintivo e costantemente associabile ad una diversa accessione o ipotetica specie, e solo la larghezza della lamina fogliare e la data della fioritura hanno mostrato una certa correlazione con il contenuto del cannabinoide psicotropo Δ9-THC, senza però rappresentare un elemento certo di distinzione per l’identificazione della specie. In sintesi, il lavoro ha dimostrato che l’ampia variabilità dei caratteri, nell’ambito della stessa popolazione o tra diverse popolazioni, non permette di avanzare criteri certi di differenziazione di distinte specie di canapa.

Tutte le popolazioni si fecondano tra di loro e finora, anche attraverso le moderne tecniche basate sull’analisi del DNA, non è stato possibile classificare le diverse popolazioni di Cannabis, ma solamente inquadrare le varie accessioni in gruppi, accomunate dalle stesse aree di provenienza.

Secondo Wilmot-Dear (1999) il genere sembra essere meglio classificato come comprendente una specie, le cui variazioni intrinseche, causate da selezione artificiale per la produzione di fibra, olio o resina psicotropa, sono seguite da naturalizzazione, cross-breeding e ricombinazione di caratteri, dando luogo ad un reticolato modello di variazioni dove, specialmente nelle piante femminili e meno nelle maschili, è possibile identificare morfologicamente e chimicamente numerose forme estreme accompagnate da un numeroso e continuo range di forme intermedie.

Tale autore effettua una distinzione della specie in tre gruppi varietali:

sativa, piante modificate con lo scopo di ottenere fibra e olio di semi;

indica, piante modificate con lo scopo di ottenere resina psicotropa;

spontanea, piante spontanee dell’Asia centrale e Sud Africa, piuttosto piccole e con corti internodi, le cui attuali popolazioni hanno perso quasi del tutto le caratteristiche morfologiche e chimiche del taxon spontanea a causa dei continui incroci con i taxon sativa e indica, e risultano intermedie con esse, ma aventi come carattere distintivo una maggiore persistenza del pericarpo del seme.

Un recente studio di Hillig e Mahlberg (2004), impostato sulle analisi chimiche, genetiche e morfologiche di numerose accessioni, ha supportato nuovamente il concetto dell’esistenza di due specie presenti nel genere Cannabis, indicandole Cannabis sativa (2 biotipi) e Cannabis indica (4 biotipi).

Recentemente per ovviare al problema della classificazione soprattutto tra canapa a scopo tessile o sementiero e canapa da droga per scopi illegali si ricorre ad una semplice classificazione basata sul contenuto qualitativo e quantitativo di cannabinoidi della pianta distinguendo i vari tipi di canapa in tre fenotipi principali.

Fondamentalmente, in funzione del contenuto % dei due principali cannabinoidi (Δ9-THC e CBD) una pianta può essere collocata all’interno di un grafico che ne definisce il fenotipo d’appartenenza (Small e Beckstead, 1973; De Meijer, 1992). In particolare, il grafico porta sull’asse delle ordinate la % di Δ9-THC, mentre sull’ asse delle ascisse la % di CBD; inserendo i valori % di Δ9-THC e CBD rilevati come coordinate nel grafico, si può individuare a quale fenotipo appartiene la pianta da valutare:

  • Fenotipo 1: Piante “da droga” (“intoxicant”);
  • Fenotipo 2: Piante “intermedie” (“semi-intoxicant”);
  • Fenotipo 3: Piante “non psicotrope” (“non-intoxicant”).

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